Come viviamo i giudizi negativi che gli altri effettuano su di noi?
Di fronte ai giudizi negativi, le tendenze sono essenzialmente tre, che elenco in ordine di funzionalità:
1) o quella di scendere nel baratro della propria scarsa autostima, incassando il colpo e rinchiudendosi in se stessi (aggressività verso se stessi)
2) o sentirsi pronti a passare al contrattacco (aggressività verso l’altro)
3) o affrontare un chiarimento (comportamento proattivo)
Per affrontare un chiarimento proficuo, però, è importante possedere le coordinate per non compromettere ulteriormente le cose e cioè:
• avere un’autentica disponibilità a salvare il rapporto
• mantenere la calma
• avere chiarezza sulle proprie emozioni e sui propri bisogni
• essere assertivi e cioè far presenti i nostri bisogni/emozioni nel rispetto dell’altro
• essere disposti a riconoscere anche i bisogni dell’altro e il suo punto di vista
Tuttavia molto spesso tutto questo non basta e se la relazione non è sana e non è improntata alla benevolenza e all’autenticità, dobbiamo rassegnarci a tenerci il giudizio negativo, senza che nulla cambi.
Ma a questo punto come possiamo mettere a frutto questa esperienza poco piacevole?
Ma facciamo una piccola digressione.
Uno degli errori più comuni e su cui sono state allevate centinaia di generazioni è quello di pensare che i comportamenti degli altri siano la causa dei nostri sentimenti. Questa mentalità non solo colpevolizza gli altri, ma ci fa provare risentimento e amarezza che in realtà nascono solo da un nostro errore di percezione.
Dovremmo sempre ricordarci, infatti, che gli altri sono liberi di comportarsi come vogliono, mentre siamo noi che dobbiamo mettere in atto le risorse giuste per renderci indipendenti da quel che accade fuori di noi.
Più facile a dirsi che a farsi, eppure questa è l’unica strada che ci evita di vivere i fallimenti come etichette che ci amareggiano, ci incattiviscono o a volte addirittura ci distruggono.
Sin dall’antichità i filosofi hanno individuato nell’atarassia (Epicuro) o nell’apatia (Stoicismo) quell’impassibilità che ci impedisce di soffrire di fronte agli eventi. Anche il buddismo nell’inseguire il nirvana si propone di ottenere la libertà dal dolore (di essere, osteggiati, derisi, attaccati).
Qui, però, non vogliamo tanto proporre ideali ascetici, quanto piuttosto una diversa direzione verso cui incanalare la nostra umana passionalità, e cioè il sano amore verso se stessi.
Cosa infatti ci può amareggiare o distruggere, se noi rimaniamo capaci di assolverci?
Il vero metro per misurare i fallimenti è solo dentro di noi. Quando perciò ci sentiamo incompresi o offesi, dobbiamo effettuare un passaggio dalle ragioni degli altri a quelle nostre e valutare il tutto alla luce di quello che per noi è realisticamente la vita: un percorso spesso tortuoso e accidentato, fatto di molte salite e passaggi impervi; e in cui ogni ostacolo diventa corredo dell’esperienza, anche quando non è superato e ci ritorna puntualmente davanti.
Dobbiamo perciò tener sempre presente che non abbiamo potere su tutto e non possiamo “essere amati a tutti i costi”. Possiamo intervenire però sulla piccola/grande parte che riguarda noi stessi. Ed è su quella che dobbiamo puntare per vivere con serenità anche le disfatte.
Per il mondo i nostri errori possono restare lì in eterno (saranno pochi quelli disposti a darci altre chance). Quando questo accade (e accade il più delle volte), dobbiamo smettere di avere come obiettivo una utopistica “pace col mondo intero”. Ci sono relazioni destinate a morire o a rimanere per sempre incartate nell’apatia o nell’indifferenza.
La relazione sui cui veramente abbiamo potere e che dobbiamo sempre salvare è invece quella con noi stessi e questo possiamo farlo solo esprimendo a noi stessi la comprensione e la compassione che gli altri ci negano.
Assolverci, però, non significa che possiamo legittimamente muoverci nella vita come elefanti in un negozio di porcellane. Certo, potremmo anche farlo, ma ciò non è tra gli obiettivi di chi voglia crescere e migliorarsi.
Se invece vogliamo dirigere la nostra intenzione all’armonia con noi stessi, non possiamo barare e fingere di essere persone per bene quando non lo siamo. Se siamo onesti con noi stessi, prima o poi una vocina ci condannerà. Sarà perciò fondamentale riconoscere i nostri errori.
Gli sbagli che facciamo ci sono utilissimi per dirigere i nostri passi in nuove direzioni. Ci danno modo di esaminarci con onestà, prendere atto dei comportamenti infruttuosi e apportare i nostri correttivi.
Se faremo questo, il cambiamento più importante che avremo operato sarà nella nostra percezione, che ci farà sentire sganciati dalla risposta degli altri.
Nessun giudizio altrui può e deve alterare quello che abbiamo noi di noi stessi. Ricordiamoci che non siamo noi i responsabili dei sentimenti degli altri, così come gli altri non lo sono dei nostri … per buona pace di tutti!





