Il più delle volte le incomprensioni nascono dalla fretta di affermare il proprio punto di vista.
Manca la pazienza, ma direi meglio la “mentalità” di sentire le ragioni dell’altro prima di inalberarsi. Perché nel confronto che è uno scontro, ciascuno enuncia le sue ragioni, ma senza impegnarsi ad ascoltare veramente quelle dell’altro.
L’interazione diventa in realtà una competizione su chi ha ragione, cioè su chi è più intelligente, capace, accorto, sensibile e non ci si rende conto che fino a quando terremo le orecchie chiuse, nessuno di questi attributi ci apparterrà.
In alternativa, c’è solo scontro frontale, con morti e feriti.
Dall’altro lato, c’è da osservare che quando scattano simili dinamiche, ciò di cui si parla è solo uno spunto che scatena il confronto tra due infanzie, solo la punta di un iceberg che alberga nel vissuto della persona.
La reazione di aggressività nasce sempre da una mancanza, un passato sofferto di inadeguatezza o mancato riconoscimento.
Perciò, quando ci accade di prendercela in maniera assurda per un’inezia, anziché accalorarci nella discussione, chiediamoci serenamente cosa abbiamo nel cuore, cos’è quello che ci dà fastidio di più in quello che sta accadendo e perché.
Se prendiamo tempo con noi stessi riconoscendo l’origine del nostro limite, forse avremo la calma per ascoltare anche l’infanzia dell’altro.
E insieme potremo fare ingresso nella modalità adulta dell’assertività, che salva le proprie posizioni, nel rispetto civile di quelle altrui.
Il che è ben diverso da un’altra modalità infantile, che è il rinunciare a dibattere ritirandosi e mettendo il broncio.





